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Lettera №8. La “comunicazione diretta” con me

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Submitted by Lotos on 6 June, 2015 - 19:52

Ricevuta attraverso Mad. B. attorno al 20 febbraio 1881

Mio caro amico, voi siete certamente sulla giusta via, la via dei fatti e delle azioni, non delle semplici parole - che voi possiate vivere a lungo e proseguire!... Spero che questo non sia da voi considerato un incoraggiamento ad essere “bonaccione” - un’espressione indovinata che mi ha fatto ridere. Infatti, voi avanzate come una specie di Kalki Avatar, scacciando le tenebre del “Kaliyuga”, la notte della S. T. in decadenza e la fata morgana del suo Regolamento. Devo fare in modo che la parola fecit appaia in caratteri invisibili, benché indelebili, dietro al vostro nome nella lista del Consiglio Generale, affinché un giorno o l’altro possa diventare una porta segreta per penetrare nel cuore del più severo Khobilgan...(Tulku N.d.T.)

 

Sebbene sia molto occupato - ahimè, come al solito - devo fare in modo di mandarvi una lettera di commiato piuttosto lunga prima d’intraprendere un viaggio che può dare importantissimi risultati - e non solo per la nostra causa... Capite che non è colpa mia se non posso incontrarvi come vorrei? E non è neppure colpa vostra, ma piuttosto delle circostanze dellavostra vita e di un compito di particolare delicatezza che mi è stato affidato quando vi ho conosciuto. Perciò, non biasimatemi se non mi mostro in modo più tangibile, come non solo voi, ma anch’io vorrei! Se non mi è permesso di farlo per Olcott - che ha lavorato per noi durante questi cinque anni - come potrei farlo per altri che non si siano ancora sottoposti alla sua disciplina? Lo stesso dicasi per Lord Crawford e Balcarres, un uomo eccellente ma - prigioniero del mondo. Egli ha un carattere sincero e nobile, per quanto un po’ troppo represso. Desiderando sapere quale speranza può nutrire, rispondo - ogni speranza. Infatti egli ha in sé ciò che pochissimi possiedono, una fonte inesauribile di fluido magnetico, e se avesse tempo, potrebbe raccoglierlo a fiotti senza avere bisogno d’altri. I suoi stessi poteri potrebbero fare il lavoro e la sua grande esperienza potrebbe guidarlo con sicurezza. Ma egli dovrebbe stare in guardia ed evitare ogni influenza estranea - specialmentequelle opposte al nobile studio dell’UOMO come Brahma completo, il microcosmo libero ed assolutamente indipendente dall’aiuto o dal controllo degli agenti invisibili [che] la “nuova legge” (che parola ampollosa!) chiama “spiriti”. Sua Signoria capirà ciò che intendo dire senza altre spiegazioni: egli sarà bene accetto, se vorrà leggere queste parole e se gli interesserà il parere di un umile indù. Se fosse stato un uomo comune, avrebbe potuto diventare il Dupotet inglese, ottenendo anche grandi risultati scientifici nelle scienze esatte. Ma ahimè! La psicologia ha perso ciò che la nobiltà ha guadagnato... Eppure non è troppo tardi. Ma guardate come sia riuscito a sollevare solo un piccolo angolo del velo del mistero anche dopo avere acquisito il dominio della scienza magnetica e dopo avere applicato la mente vigorosa allo studio dei rami più nobili della scienza esatta. Ah, mondo vorticoso, appariscente, scintillante, pieno di ambizione insaziabile, in cui la famiglia e lo stato si spartiscono la migliore natura dell’uomo, come farebbero due tigri con una carogna, e lo lasciano senza speranza e senza luce!

Quante reclute potremmo avere da esso, se non fosse richiesto questo sacrificio! La lettera che vi ha mandato Sua Signoria ha un’atmosfera di sincerità mista a rammarico. Egli è un uomo profondamente buono ed ha in sé la capacità di diventare migliore e molto più felice. Se la sua sorte non fosse già stata segnata e se la sua forza intellettuale fosse stata rivolta solo all’educazione dell’Anima, egli sarebbe riuscito più di quanto immaginasse. Gli adepti si sono formati in questo modo nei giorni della gloria ariana. Ma non devo soffermarmi troppo a lungo su questo caso; e chiedo perdono a Sua Signoria se, nell’amarezza del rincrescimento, ho oltrepassato in qualche modo i limiti della correttezza in questa troppo libera “delineazione psicometrica del carattere”, come direbbero i medium americani... “Il troppo stroppia” e - non oso andare oltre. Ah, troppo positivo ed impaziente amico, se solo aveste queste capacità latenti!

La “comunicazione diretta” con me, di cui parlate nella nota supplementare, e “l’immenso vantaggio” che essa recherebbe “al libro stesso”, sarebbero subito concessi se dipendessero solo da me. Sebbene non sia sempre saggio ripetersi., desidero molto che comprendiate l’attuale impossibilità di tale misura, anche nel caso che i nostri Superiori la concedessero, perciò mi soffermerò un istante ad esaminare i principi già espressi.

Potremmo escludere dalla discussione il punto più vitale quello in cui forse esitereste a credere cioè, che il rifiuto riguarda tanto la vostra sicurezza (dal punto di vista mondano e materiale) quanto l’obbedienza che devo alle nostre Regole venerande. Potrei citare ancora il caso di Olcott (che, se non avesse avuto il permesso di comunicare personalmente senza intermediari, avrebbe mostrato meno zelo e dedizione, ma anche più discrezione) e la sua sorte fino a questo momento, ma senza dubbio il paragone vi sembrerebbe forzato. Olcott - direste - è un fanatico, un mistico testardo ed irragionevole che si butta a capofitto, ad occhi chiusi, e che non si permetterà mai di guardare davanti a sé con i propri occhi. Voi, al contrario, siete un uomo di mondo sobrio e positivo, figlio della vostra generazione di freddi pensatori, e frenando sempre la vostra immaginazione, dite all’entusiasmo: “Fino a qui giungerai e non andrai oltre” ....Forse avete ragione, forse no. “Nessun Lama può sapere in che punto gli farà male il ber-chhen, finché non l’avrà indossato”, dice un proverbio tibetano. Tuttavia lasciamo correre, poiché ora vi debbo dire che per aprire una “comunicazione diretta” gli unici mezzi sarebbero:

(1) Incontrarci in corpo fisico. Dal momento che io sono qui e voi nel vostro appartamento, per me vi sarebbe un ostacolo materiale.

(2) Incontrarci entrambi in forma astrale cosa che vi obbligherebbe ad “uscire” dal corpo come me. L’ostacolo spirituale qui starebbe dalla vostra parte.

(3) Farvi udire la mia voce dentro di voi o vicino a voi, come faccio con “la vecchia signora”. Questo sarebbe possibile in due modi: (a ) I Capi dovrebbero soltanto darmi il permesso di porre le condizioni - ma per il momento rifiutano di farlo; (b) dovreste udire la mia voce, cioè, la mia voce naturale, senza usare alcun tamasha psicofisico (sempre come facciamo fra di noi). Ma, per fare questo, i sensi spirituali devono essere eccezionalmente ricettivi ed occorre avere scoperto il grande segreto - non ancora trovato dalla scienza - di abolire tutti gli ostacoli dello spazio, di neutralizzare momentaneamente l’ostacolo naturale creato dalle particelle d’aria intermedie e d’obbligare le onde a colpire il vostro orecchio sotto forma di suoni riflessi o di eco. Di questo sapete solo quanto basta per considerarlo un’assurdità contraria alla scienza. I vostri fisici, avendo dominato questa parte dell’acustica solo recentemente, anziché acquisire una conoscenza perfetta ( ? ) delle vibrazioni dei corpi sonori e delle riflessioni per mezzo dei fili, possono chiedere sprezzantemente: “Dove sono i vostri corpi sonori continui? Essi dovrebbero continuare all’infinito per potere trasmettere nello spazio le vibrazioni della voce”. Noi rispondiamo che i nostri fili, per quanto invisibili, non possono essere distrutti e sono molto più perfezionati di quelli dei fisici moderni, i quali - se non mi sbaglio - calcolano la trasmissione della forza meccanica nell’aria in base alla velocità di 1100 piedi al secondo e non oltre. Allora, non vi possono essere persone che abbiano scoperto mezzi di trasmissione più perfetti e più rapidi, conoscendo meglio le forze occulte dell’aria (akas) e dei suoni? Ma di questo parleremo in seguito.

C’è un inconveniente ancora più serio, un ostacolo quasi insuperabile - per il momento, da cui io stesso sono angustiato quando vi scrivo, una cosa semplice che qualsiasi altro mortale potrebbe fare. Si tratta della mia completa incapacità a farvi comprendere ciò che intendo dire quando cerco di spiegarvi anche solo i fenomeni fisici, per non parlare della parte spirituale. Non è la prima volta che lo dico. È come se un bambino mi chiedesse d’insegnargli i problemi più difficili d’Euclide prima d’avere incominciato a studiare le prime regole dell’aritmetica. Solo progredendo nello studio della conoscenza Arcana dai suoi primi elementi, si può arrivare a comprendere gradatamente le nostre idee. Solo così, e non altrimenti, rinforzando e raffinando questi misteriosi legami di simpatia che uniscono gli uomini intelligenti - frammenti temporaneamente isolati dell’Anima universale e dell’Anima cosmica stessa - si potrà collegarli armoniosamente. Una volta stabilito ciò, allora queste simpatie risvegliate serviranno veramente a congiungere l’UOMO con - ciò che, per mancanza di una parola scientifica europea più adatta a darne l’idea, sono ancora costretto a descrivere come una potente catena che unisce il Cosmo materiale ed immateriale - il Passato, il Presente ed il Futuro, e ne stimoleranno le percezioni in modo da permettergli di comprendere chiaramente non solo le cose materiali, ma anche quelle spirituali. Mi sento quasi irritato a dover usare queste tre parole grossolane - Passato, Presente e Futuro! Concetti meschini delle fasi oggettive del Tutto Soggettivo, poco adatti allo scopo quanto una scure ad un bell’intaglio. Oh, povero amico deluso, se foste già avanti sul SENTIERO, questa semplice trasmissione d’idee non sarebbe ostacolata dalle condizioni della materia e l’unione della vostra mente con la nostra - non sarebbe impedita dalle incapacità derivate da essa! Tale è purtroppo la grossolanità ereditata ed acquisita dalla mente occidentale; ed il linguaggio stesso del pensiero moderno si è sviluppato secondo basi così materialistiche, che è quasi impossibile che esso possa comprendere o che noi possiamo esprimere con il suo aiuto qualcosa di quel delicato ed apparentemente ideale meccanismo del Cosmo Occulto. Questa facoltà può essere acquisita in piccola parte dagli europei mediante lo studio e la meditazione, ma - questo è tutto. Ecco la barriera che ha finora impedito alla certezza delle verità teosofiche di guadagnare un campo più vasto fra le nazioni occidentali, ed ha fatto sì che i filosofi occidentali scartassero lo studio della Teosofia ritenendolo inutile e fantastico. Come potrò insegnarvi a leggere, a scrivere od anche solo a comprendere una lingua per la quale non è stato ancora inventato alcun alfabeto sensibile o alcuna parola percepibile! Come potreste spiegare i fenomeni della nostra scienza elettrica moderna ad un filosofo greco del tempo di Tolomeo, ad esempio, se fosse improvvisamente richiamato in vita, essendovi un abisso senza ponti fra le scoperte della sua epoca e quelle della nostra? Gli stessi termini tecnici non sarebbero per lui un gergo incomprensibile, un abracadabra di suoni senza senso, e gli strumenti e gli apparecchi usati delle mostruosità “miracolose”? Se per un istante vi descrivessi le sfumature dei raggi di colore che sono al di là del così detto “spettro visibile”, raggi invisibili a tutti fuorché a pochissimi di noi. Se vi spiegassi come possiamo fissare nello spazio uno qualunque dei colori chiamati soggettivi o accidentali - (perparlare in termini matematici) il complemento di qualunque altro colore dato di un corpo dicromatico (e solo questo sembra già una assurdità) - credete che potreste comprendere il loro effetto ottico o anche solo la mia idea? E dato che non potete vedere né conoscere questi colori, né avete dei nomi scientifici per essi, se vi dicessi: “Per piacere, mio buon amico Sinnett, senza muovervi dalla scrivania cercate d’esaminare e di riprodurre davanti ai vostri occhi tutto lo spettro solare scomposto in quattordici colori prismatici (essendo sette quelli complementari), poiché solo con l’aiuto di questa luce occulta potrete vedermi da lontano come io vedo voi”... quale sarebbe, secondo voi, la vostra risposta? Che cosa potreste rispondermi? Probabilmente replichereste in modo calmo ed educato che, poiché non vi sono mai stati più di sette colori primari (ora tre), i quali, poi, non sono mai stati scomposti in più di sette colori prismatici da alcun processo fisico conosciuto, il mio suggerimento è tanto “antiscientifico” quanto “assurdo”. Ed aggiungereste che, poiché la mia proposta di creare un “complemento” solare immaginario non è un complimento alla vostra conoscenza della fisica, forse farei meglio ad andare a cercare le mie mitiche “coppie” dicromatiche e solari nel Tibet, dal momento che la scienza moderna non è stata finora in grado di formulare alcuna teoria neppure per un fenomeno tanto semplice come i colori di tutti questi corpi dicromatici. Eppure questi colori sono veramente oggettivi!

Vedete dunque quali difficoltà insuperabili debba affrontare una persona nelle vostre condizioni per giungere non alla conoscenza assoluta delle Scienze Occulte, ma anche ad una conoscenza elementare. Come potreste farvi comprendere - anzi farvi obbedire, da quelle forze semi-intelligenti che comunicano con noi non per mezzo della lingua parlata, ma per mezzo di suoni e colori e delle loro vibrazioni? Infatti, il suono, la luce ed i colori sono i fattori principali che formano i gradi di queste Intelligenze, questi esseri di cui non conoscete neppure l’esistenza ed in cui non vi è permesso di credere poiché atei e cristiani, materialisti e spiritisti, tutti avanzano le proprie, teorie contro tale credenza, e poiché la scienza combatte ancora più strenuamente questa “degradante superstizione”!

Così, poiché essi non possono scavalcare con un balzo i muri di delimitazione e raggiungere le vette dell’Eternità, poiché noi non possiamo prendere un selvaggio dal centro dell’Africa e fargli comprendere subito i Principi di Newton o la Sociologia di Herbert Spencer, o far scrivere ad un bimbo analfabeta una nuova Iliade in greco arcaico, o far dipingere ad un comune pittore i paesaggi di Saturno o disegnare gli abitanti di Arturo - per tutto questo si nega la nostra stessa esistenza! Sì, per questa ragione coloro i quali credono in noi sono chiamati impostori e pazzi, e la scienza stessa che conduce alla massima meta della conoscenza superiore, alla vera comprensione dell’Albero della Vita e della Saggezza, è derisa come un volo insensato della fantasia!

Vi prego vivamente di non vedere in ciò che ho detto sopra un semplice sfogo di sentimenti personali. Il mio tempo è prezioso e non ne ho da perdere. Tanto meno dovreste considerarlo un tentativo per avversarvi o sconsigliarvi il nobile lavoro che avete appena intrapreso. Nulla di tutto questo, poiché ciò che dico ora vi serve solo per quel poco che può; ma - vera pro gratis - io vi DO UN AVVERTIMENTO e non dirò altro, ricordatevi solo che il compito che intraprendete così coraggiosamente, questa Missio in partibus infidelium, è forse il più ingrato di tutti! Però, se credete nell’amicizia che ho per voi, se stimate la parola d’onore di una persona che mai - mai durante tutta la vita ha macchiato le proprie labbra con una menzogna, non dimenticate le parole che vi ho scritto una volta (rileggete la mia ultima lettera) su chi s’impegna nello studio delle scienze occulte; chi lo fa “deve raggiungere la meta o perire. Una volta che si sia intrapreso sinceramente il cammino che porta alla grande Conoscenza, dubitare è rischiare la pazzia; fermarsi è cadere; retrocedere è ricadere a capofitto nell’abisso”. Non temete, se siete sincero come - ora. Ma siete sicuro di voi stesso in futuro?

Penso che sia ora di dedicarci a cose meno trascendentali che voi potreste considerare meno tetre e più mondane. Senza dubbio, qui vi troverete più a vostro agio. 

L’esperienza, l’educazione, l’intelligenza, la conoscenza del mondo esteriore, in breve, tutto concorre ad aiutarvi a realizzare il compito che avete intrapreso. Infatti, esse vi pongono in una condizione infinitamente più vantaggiosa di me nello scrivere un libro secondo “i desideri” dellavostra società. L’interesse che provo per esso potrà meravigliare qualcuno, che probabilmente attaccherà me ed i miei compagni con i nostri stessi argomenti e farà notare che la nostra “vantata superiorità sulla folla comune” (come dice il nostro amico Sig. Hume) - al di sopra degli interessi e delle passioni degli uomini comuni, dimostra che noi non possiamo avere alcuna nozione delle cose usuali della vita; tuttavia, confesso di provare grande interesse per questo libro e per la sua riuscita, come per il successo del suo futuro autore nella vita.

Spero che almeno voi capirete che noi (o la maggior parte di noi) siamo ben lungi dall’essere quelle mummie senza cuore e moralmente aride che alcuni potrebbero immaginare. “Mejnour” sta assai bene dov’è - come personaggio ideale di una storia emozionante e, sotto molti aspetti, vera. Tuttavia, credetemi, nella vita pochi di noi vorrebbero fare la parte di una viola del pensiero disseccata fra le pagine di un libro di poesia solenne. Certamente non siamo “i ragazzi” - per citare l’irriverente espressione di Olcott quando parla di noi - ma nessuno di coloro che appartengono al nostro grado assomiglia al severo eroe del romanzo di Bu1wer. Mentre la facilità d’osservazione fornita ad alcuni di noi dalla nostra condizione ci dà maggiore larghezza di vedute ed una benevolenza più pronunciata, più imparziale e più estesa - per rispondere ad Addison, potremmo sostenere giustamente, che “è compito della ‘magia’ rendere la nostra natura umana e compassionevole” verso tutta l’umanità e gli esseri viventi, invece di concentrare e limitare il nostro affetto ad una sola razza prediletta - tuttavia, pochi di noi (eccettuati coloro i quali hanno raggiunto la negazione finale di Moksha) possono liberarsi dell’influenza dei legami terreni in modo tale da essere variamente insensibili ai piaceri, alle emozioni ed agli interessi più alti della media umana. Finché la liberazione finale non avrà riassorbito l’Ego, esso dovrà essere cosciente delle simpatie più pure provocate dagli effetti estetici dell’arte superiore, le sue parti più sensibili dovranno rispondere al richiamo degli affetti umani più sacri e nobili. Naturalmente, quanto maggiore sarà la vicinanza alla liberazione, tanto meno avverrà questo, fino a quando, per completare l’opera, tutti i sentimenti personali umani e puramente individuali - i legami di sangue e l’amicizia, il patriottismo e le preferenze di razza - cesseranno e si uniranno in un unico sentimento universale, il solo vero e sacro, il solo altruistico ed Eterno - l’Amore, un Immenso Amore per l’umanità intera! Poiché 1’“Umanità” è la grande Orfana, l’unica diseredata su questa terra, amico mio, ed è dovere d’ogni uomo capace di un impulso altruistico fare qualche cosa, sia pur piccola, per il suo bene. Povera, povera umanità! Essa mi ricorda la vecchia favola della guerra fra il corpo e le membra; anche qui ogni membro di questa grande “Orfana” - priva di padre e di madre - pensa egoisticamente solo a sé. Il corpo trascurato soffre eternamente, che le membra siano in guerra o in pace. La sua sofferenza e la sua agonia non cessano mai... E chi può biasimarla - come fanno i vostri filosofi materialisti - se in questo eterno isolamento ed abbandono ha creato degli dei ai quali “chiede sempre aiuto senza esserne udita!”. Così - “Poiché per l’uomo c’è speranza solo nell’uomo

Non vorrei lasciar piangere nessuno che potessi salvare!…”

Tuttavia confesso che, personalmente, non sono ancora libero da ogni legame terreno. Sono ancora attratto da alcune persone più che da altre, e la filantropia, raccomandata dal nostro Grande Patrono - “il Salvatore del Mondo, l’Istruttore del Nirvana e della Legge” - non ha mai ucciso in me né le preferenze individuali dell’amicizia, né l’amore per i miei prossimi congiunti, ne l’ardente sentimento di patriottismo per il paese in cui ho preso materialmente corpo l’ultima volta. A questo riguardo un giorno o l’altro potrò dare un consiglio al mio amico Sig. Sinnett, senza esserne richiesto, sussurrando all’orecchio del Redattore del PIONEER en attendant - “Possopregarvi di far sapere al Dott. Wyld, Presidente della S. T. Britannica, le poche verità che ci riguardano e che ho testé detto? Volete essere tanto gentile da cercare di persuadere quest’uomo eccellente che nessuna delle umili “gocce di rugiada” che, prendendo vari pretesti, si sono trasformate in vapore e sono scomparse nello spazio in diversi periodi per congelarsi nelle bianche nubi dell’Himalaya, ha mai cercato di ritornare nello scintillante Mare del Nirvana mediante il malsano procedimento di mettersi con le gambe in su o di farsi un’altra “pelle” con il sacro sterco della “vacca tre volte sacra”! Il Presidente Britannico ha delle idee assai originali su di noi, che continua a chiamare “Yogi”, senza distinguere l’enorme differenza che passa perfino fra “Hatha” e “Raj” Yoga. Quest’errore va attribuito alla Sig.ra B. - l’abile editrice di “The Theosophist”, che nei suoi libri continua a descrivere le pratiche di diversi Sannyasi e di altri “santoni” delle pianure, senza mai darsi la pena di aggiungere alcune righe di spiegazione.

Ed ora pensiamo a cose ancora più importanti. Il tempo è prezioso ed il materiale (intendo il materiale da scrivere) ancora di più. Poiché nel vostro caso la “precipitazione” è divenuta illecita, e la mancanza di - inchiostro e carta - non offre maggiori possibilità per “Tamasha”, e poiché sono lontano da casa, in un luogo in cui il negozio del cartolaio è meno necessario dell’aria che si respira, la nostra corrispondenza minaccia di cessare improvvisamente, a meno che io non adoperi giudiziosamente la provvista che ho a disposizione. In caso di grande necessità un mio amico mi ha promesso di fornirmi alcuni fogli, ricordo del testamento del nonno con il quale lo diseredò, facendo la sua “fortuna” . Ma poiché egli dice d’aver scritto solo una volta - negli ultimi undici anni, usando sempre carta “double superfin glacé” fabbricata nel Tibet, che si poteva scambiare irriverentemente per i primi tipi di carta asciugante in uso, e poiché il testamento è scritto su materiale dello stesso genere - possiamo parlare subito del vostro libro. Dal momento che mi fate l’onore di chiedere il mio parere, posso dirvi che l’idea è eccellente. La Teosofia ha bisogno di tale aiuto ed i risultati saranno quelli che prevedete anche in Inghilterra. Esso potrà aiutare anche i nostri amici in Europa - in linea di massima.

 

Non v’impongo alcuna restrizione sull’uso di quanto ho scritto a voi o al Sig. Hume, avendo piena fiducia nel vostro tatto e nel vostro giudizio per la scelta di ciò che conviene stampare ed il modo in cui deve essere presentato. Vi chiedo soltanto, per ragioni che devo tacere (e sono sicuro che rispetterete questo silenzio), di non pubblicare una parola o un brano della mia ultima lettera - quella che vi ho scritto dopo il mio lungo silenzio, senza data. Essa è la prima pervenutavi per mezzo della nostra “vecchia signora” ed è quella che ho citato a pag. 4. Se le mie povere lettere meritano di essere conservate, usatemi la cortesia di metterla da parte in una busta separata e sigillata. Può darsi che dobbiate toglierne i sigilli dopo un certo periodo di tempo. Quanto al resto - lo lascio al dente laceratore della critica. E non intendo intromettermi nel piano che avete sommariamente progettato nella vostra mente, ma vorrei raccomandarvi vivamente di dare la massima importanza alle piccole circostanze che contribuiscono a dimostrare l’impossibilità di inganni o di complotti - (potreste mandarmi gentilmente dell’inchiostro blu?). Riflettete bene come sia audace attribuire agli adepti quei fenomeni che gli spiritisti hanno già considerato delle prove di medianità e gli scettici di ciarlataneria. Non dovreste trascurare alcuna testimonianza che contribuisca a sostenere la vostra posizione, cosa che avete tralasciato di fare nella vostra lettera “A” sul Pioneer. Il mio amico, ad esempio, dice che c’era una tredicesima tazza e che il modello era esclusivo, almeno a Simla. Il cuscino fu scelto da voi stesso - eppure la parola “cuscino” è nel biglietto che vi ho mandato, e la parola “albero” o qualsiasi altra parola sarebbe stata cambiata, se voi aveste scelto un altro luogo al posto del cuscino. Scoprirete che tutte queste inezie saranno per voi un potente scudo contro il ridicolo e lo scherno. Quindi dovrete naturalmente dimostrare che la Teosofia non è nuova per il mondo, ma è solo una riaffermazione di principi riconosciuti fin dall’infanzia del genere umano. La successione storica dovrebbe essere tracciata in modo succinto ma vivido attraverso gli sviluppi successivi delle scuole filosofiche, ed illustrata dalle descrizioni delle dimostrazioni pratiche delle forze occulte attribuite a vari taumaturghi. L’alterno succedersi dei fenomeni mistici ed i loro spostamenti da una popolazione all’altra dimostreranno l’azione opposta delle forze spirituali ed animali in lotta. Ed infine risulterà chiaro che l’attuale ondata di fenomeni, con i suoi svariati effetti sul pensiero ed il sentimento umano, hanno reso indispensabile e necessario il risveglio delle indagini teosofiche. L’unico problema da risolvere è quello pratico: come meglio promuovere lo studio necessario e dare la necessaria spinta verso l’alto al movimento spiritista. È un buon inizio quello di far comprendere meglio le possibilità insite nell’uomo che vive interiormente, di esporre il problema scientifico che poiché akarsha (l’attrazione) e prshu (la repulsione) sono una legge della natura, non vi possono essere né rapporti, ne contatti fra le Anime pure e quelle impure - fra le incarnate e le disincarnate; perciò, il novantanove per cento delle così dette comunicazioni spiritiche è, prima facie, falso. Ecco una grande verità su cui si può lavorare e che non può apparire molto semplice. Mentre per il Theosophist si poteva fare una migliore selezione di aneddoti illustrativi come, ad esempio, fatti storici autentici, tuttavia l’idea di distogliere i seguaci dei fenomeni dal semplice dogmatismo medianico per farne dei canali utili e proficui era esatta.

Ciò che intendevo per “Impresa Disperata” era questo: quando si considera la grandezza del compito che i nostri teosofi volontari devono intraprendere e specialmente il grande numero di persone schierate e da schierare in opposizione, possiamo ben paragonarlo ad uno di quei tentativi disperati contro una superiorità schiacciante che sono la gloria dei veri soldati. Avete fatto bene a vedere uno “scopo grandioso” nelle piccole origini della S. T. Certamente è probabile che, se avessimo deciso di fondarla e dirigerla “in propria persona”, essa avrebbe realizzato di più e fatto meno errori, ma non potevamo farlo e non era in progetto: abbiamo affidato questo compito ai nostri due agenti che - come voi ora - hanno la possibilità d’agire come meglio possono, secondo le circostanze. E si è già fatto molto. Sotto la superficie dello spiritismo c’è una corrente che si sta tramutando in un ampio canale. Quando riapparirà alla superficie, i suoi effetti saranno evidenti. Già molte menti come la vostra stanno meditando sul problema della legge occulta imposta al pensiero del pubblico da questo dibattito. Come voi, esse non si accontentano di ciò che era disponibile fino a questo momento e chiedono il meglio. Questo - vi può incoraggiare.

Non è esatto dire che, avendo nella Società tali menti, possiamo “osservarle in condizioni più favorevoli” a noi. Dite piuttosto che, trovandosi in quest’organizzazione con altri simpatizzanti, esse si sforzano e si incitano ad indagare. L’unione fa sempre la forza: e poiché al giorno d’oggi l’Occultismo sembra una “Impresa Disperata”, l’unione e la cooperazione sono indispensabili. Infatti, l’unione implica una concentrazione di forza vitale e magnetica contro le correnti ostili del pregiudizio e del fanatismo.

Ho scritto alcune parole nella lettera del giovane Maratha solo per dimostrarvi che se egli vi sottoponeva le proprie idee, era per obbedire agli ordini. Indipendentemente dalla idea esagerata delle enormi paghe, la sua lettera è in un certo modo degna di considerazione. Infatti Damodar è un indù - e conosce la mentalità della gente di Bombay, sebbene gli indù di Bombay siano il gruppo meno spirituale che si possa trovare in tutta l’India. Ma essendo un ragazzo devoto ed entusiasta, ha seguito d’un balzo la forma confusa delle proprie idee prima che io potessi dar loro il giusto indirizzo. Tutte le persone che pensano in fretta sono difficili da influenzare, in un lampo esse sono pronte e vanno a “gola spiegata”, prima d’avere compreso bene ciò che si vuole far pensare loro. Questa è la nostra difficoltàcon la Sig.ra B. ed O. Il frequente insuccesso di quest’ultimo nel mettere in pratica i suggerimenti che talvolta riceve - anche scritti, è quasi sempre dovuto al fatto che la sua mente attiva gli impedisce di distinguere le nostre idee dalle sue. E la difficoltà della Sig.ra B. (indipendentemente dal suo stato fisico) è che talvolta ascolta due o più voci in una sola volta; questa mattina, ad esempio, mentre il “Diseredato”, a cui ho lasciato un po’ di spazio per una annotazione in fondo alla pagina, stava parlando con lei su un importante argomento, ella ascoltava uno di noi che passava per Bombay proveniente da Cipro e diretto nel Tibet - e così faceva una terribile confusione. Le donne non hanno la forza di concentrarsi.

Ed ora, mio buon amico e collaboratore - un’irrimediabile mancanza di carta mi obbliga a terminare la lettera. Addio fino al vostro ritorno, a meno che non vi accontentiate di mandare e ricevere la corrispondenza attraverso il solito mezzo, come abbiamo fatto finora. Nessuno di noi due lo vorrebbe, ma finché l’autorità ha il potere di decidere, deve essere così. Se dovesse morire ora, ed ella è veramente ammalata, non ricevereste più di due od, al massimo, tre lettere da me (per mezzo di Damodar o di Olcott, o di agenti d’emergenza già fissati) e poi, esaurendosi quella riserva di forza - il nostro commiato sarebbe DEFINITIVO. Tuttavia, non voglio fare previsioni; gli eventi ci potrebbero fare incontrare in qualche parte dell’Europa. Ma che c’incontriamo o no, siate certo che durante il viaggio vi seguiranno i miei particolari buoni auspici. Se qualche volta doveste avere bisogno dell’aiuto di un buon pensiero mentre il lavoro procede, potrei darlo alla vostra mente per osmosi - se lo sherry non ve lo impedisce, come ha già fatto ad Allahabad.

Possa il “Mare profondo” essere gentile con voi e la vostra famiglia.

Sempre vostro devotissimo

K. H.

 

P. S. - “L’amico” di cui vi parla Lord Lindsay nella lettera è, mi dispiace dirlo, una vera puzzola che in sua presenza ha cercato di profumarsi durante i dolci giorni dell’amicizia, e così ha evitato d’essere riconosciuto per il suo puzzo naturale. E’ Home - il medium, che si è convertito al Cattolicesimo Romano, poi al Protestantesimo, ed infine alla Chiesa Greca. Egli è il più amaro e crudele nemico di O. e Mad. B., sebbene non abbia mai incontrato ne l’uno ne l’altra. Per un po’ di tempo è riuscito ad avvelenare la mente del Lord ed a prevenirlo contro di loro. Non mi piace parlare alle spalle di una persona, perché può sembrare una maldicenza, ma in previsione di alcuni eventi futuri mi sento in dovere di mettervi in guardia, poiché quest’uomo è eccezionalmente malvagio - odiato dagli spiritisti e dai medium tanto quanto è disprezzato da chi ha imparato a conoscerlo. Il vostro lavoro è direttamente opposto al suo. Sebbene sia un povero zoppo ammalato, un infelice paralizzato, le sue facoltà mentali sono vive e pronte al male come sempre. Egli non si fermerebbe davanti ad una calunnia - per quanto vile e menzognera. Perciò - state in guardia.

K.H.