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Urusvati serbò nel cuore fin dall’infanzia che il Maestro di Luce vive “in un certo luogo”

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Submitted by Lotos on 19 February, 2015 - 23:16

Urusvati serbò nel cuore fin dall’infanzia che il Maestro di Luce vive “in un certo luogo”. Un’immagine così vivida nella coscienza di un fanciullo può spiegarsi solo come memoria di una realtà. Ci rallegra vedere che i Nostri collaboratori portano con sé, fin dalle loro prime ore coscienti, il ricordo di cose che hanno già visto. Uno spirito confuso vede tutto confuso, ma uno spirito illuminato da molti conseguimenti ne serba un ricordo chiaro.
Istruzioni anche vivide sono ricordate a stento in un nuovo involucro corporeo, ma quando un pellegrino, inviato da Noi in missione, ha già avuto contatto con la Fratellanza, viene illuminato fin dall’infanzia. Vede le Bandiere della Luce. Lo visitiamo apparendo con Immagini diverse. Ode le 11 Nostre campane d’argento, e il suo filo d’argento è saldamente legato a Noi.
Quella fanciulla, senza che nessuno l’incoraggiasse, fu guidata dalla sua coscienza alle conquiste che l’attendevano. Pellegrino della Luce, avanzò instancabile, nonostante le avverse condizioni della sua infanzia. Rafforzata interiormente, ebbe infine visione del conseguimento da Noi proposto. Quando si accetta una missione simile, non solo a parole ma con la fiamma del cuore, è una gioia per Noi. Un tale ardore annuncia l’illuminazione, ma anche i dolori sacri. La gioia della saggezza germina solo se si accetta di soffrire. Non la si raggiunge senza sofferenza. È una gioia che nasce solo con Noi.
Urusvati scese nel mondo volontariamente. Durante i suoi precedenti contatti con la Fratellanza era già stata decisa la Parola del Fuoco. La Parola doveva essere proclamata nei giorni dell’Armageddon. Tempi difficili! Difficile annunciare la Parola; è arduo affermare l’esistenza della Fratellanza quando tutte le forze delle tenebre si oppongono. Ma Noi siamo grati e Ci rallegriamo quando il successo si avvicina.
Non pensate che la Nostra Vita interiore venga imposta: al contrario, è l’uomo stesso che forgia la propria immagine. Tutte le corde d’argento risuonano tese nell’Infinito.

[Sovramundano. Parte I, 21]